Il mondo dei social network per i giovanissimi. Oltre Facebook c’è di più

Pubblicato da: | Pubblicato il: gennaio 16, 2015

????????????????????????????????Dopo la pausa natalizia riprendiamo la pubblicazione dei nostri articoli relativi al mondo delle nuove tecnologie e soprattutto al loro rapporto genitori/figli. Oggi vorremmo parlare di social network, che per molti di noi genitori vuol dire “Facebook”, per qualcuno vuole dire anche “Twitter” e per pochi altri più coinvolti nell’argomento magari vuol dire anche “Instagram” o altre realtà della rete. Se invece buttiamo l’occhio al mondo dei nostri giovanissimi figli, scopriamo che per loro la realtà dei social network è molto più vasta e complessa ed incominciano ad essere presenti i primi segnali di una percezione ed un conseguente utilizzo diverso dei social tra nativi ed immigrati digitali. In sostanza cercheremo di illustrare che oltre Facebook c’è di più…

Da recenti studi ed analisi relativi al comportamento degli utenti sul web emerge che a dieci anni dalla sua nascita, Facebook, il re dei social network, è in crisi di popolarità tra i giovanissimi, che in sempre maggior numero usano applicazioni più “private”, come Snapchat, Whatsapp, Line o Ask.fm, imparando a diversificare il loro uso dei social network. Viceversa, tra noi genitori, Facebook continua a crescere in popolarità e la sua popolazione attiva ha un’età sempre maggiore. In Italia, nonostante la crescita continua degli utenti di Facebook (siamo a quota 26 milioni), quelli fra i 13-18 anni sono calati del 5% in un solo anno. I nuovi iscritti di età compresa tra i 45 e i 55 anni sono, invece, aumentati del 48% e gli over 60 sono circa 2 milioni e duecentomila.

Questo significa che i nativi digitali occupano gli stessi spazi, sul social network, di chi internet l’ha conosciuto dopo. Una coesistenza difficile e per questo si parla di fuga da Facebook da parte di chi vede nel web il proprio ecosistema naturale. Ricordiamo che, come avevamo evidenziato in precedenti articoli, i giovanissimi stanno crescendo con queste possibilità e le vedono non come una novità (così come lo sono per noi immigrati digitali) ma come condizione di vita. Intendiamoci, non si tratta di una fuga di massa da parte dei giovanissimi e Facebook rimane capolista tra i social network più utilizzati dagli adolescenti. In realtà, non è che i giovanissimi si cancellino da Facebook, ma piuttosto vi entrano meno spesso.

Tutto questo costituisce comunque un segnale di inversione di tendenza e soprattutto porta ad un utilizzo diverso dei social che ci deve far riflettere, soprattutto perché mirato alla ricerca di una maggiore privacy ed intimità. Per gli adolescenti si scopre infatti che il mondo dei social network è ben più articolato e complesso di quello che potrebbe sembrare, e che gli ormai innumerevoli servizi nati sotto il segno di Facebook sono percepiti in modo piuttosto differente, un po’ come i locali che abbiamo imparato a conoscere nelle nostre città. Quel che cambia non è solo l’insegna, ma anche l’arredo, il servizio al tavolo e soprattutto la clientela. Si conferma, quindi, che i teenager abitano sempre più nei luoghi digitali, ma ne scelgono di nuovi e utilizzano forme espressive diverse.

Nathan Jurgenson, sociologo esperto di digitale e da poco assunto come ricercatore presso Snapchat, la spiega così: «I social network mainstream come Facebook sono diventati solo segnaposti esistenziali». Pagine in cui bisogna stare per essere trovati e per avere una propria identità riconosciuta all’esterno. In altre parole, sono come un supermercato, un “non-luogo” neutro e anonimo, dov’è possibile incontrare un po’ chiunque e con cui è impossibile identificarsi. Ben altra cosa sono i luoghi a cui i teenager sentono di appartenere, i loro «campi da gioco dove sono liberi di essere sé stessi», dice Jurgenson.

Punti di ritrovo che nel mondo fisico possono essere le scale su una piazza o un particolare angolo di strada, e che nel mondo digitale rispondono sempre più a nomi come Snapchat, WhatsApp, Instagram. Questo fenomeno può essere visto anche come un nuovo livello di maturità per i media digitali: crescono le analogie tra loro e il mondo fisico, quindi la loro fusione con la vita quotidiana di ognuno. Conferma Mauro Magatti, preside della facoltà di Sociologia all’Università Cattolica di Milano: «A un livello superficiale, possiamo spiegarla così: poiché su Facebook sono entrati ormai tanti adulti e anziani, i giovani cercano social network tutti per sé. Dove tra l’altro non rischiano di essere osservati dai propri genitori. Ma non c’è solo questo: i teenager trovano nei nuovi social e nelle chat strumenti più efficaci, più adatti alle proprie esigenze relazionali. Strumenti più veloci, più intimi e in grado al tempo stesso di fondere meglio, rispetto a Facebook, la vita online con quella offline.

Monica Fabris, sociologa fondatrice dell’istituto Episteme, sottolinea invece un altro punto: «L’aspetto più interessante è il grosso cambiamento nelle modalità di abitare lo spazio social. Pubblico e privato, intrecciati per lungo tempo fino a confondersi, hanno ripreso una loro posizione nella vita delle persone. Le bacheche, le pagine pubbliche, si rivelano sempre meno adeguate a ospitare brani di vita personale e vanno via via recuperando la loro funzione originaria di vetrina. Prevale una ricerca di riservatezza che era sfumata in passato e che sta trainando altre piattaforme di comunicazione che riescono a mantenere tutto il calore necessario alle relazioni affettive», continua. In questo scenario, «Facebook resta il luogo di rappresentanza ai confini con l’autopromozione, la politica, l’attualità», dice Fabris.

«I giovani stanno imparando a gestire le proprie comunicazioni in modo meno indifferenziato, a escludere da certi messaggi gli adulti o gli amici che sono fuori dalle proprie cerchie», aggiunge Giovanni Boccia Artieri, sociologo all’Università di Urbino. Tutto questo, all’estremo, è la possibilità di inviare una foto senza lasciare traccia o di commentare in modo anonimo.

Ed è una rivoluzione rispetto alla rete come l’abbiamo conosciuta finora. In fondo, si è sempre distinta dal mondo reale anche in quanto regno della permanenza di tutto ciò che scriviamo, pubblichiamo. La possibilità di ritrovare vecchie conversazioni e foto ha un vantaggio: permette di ricostruire la propria e altrui biografia. Di contro, i nuovi strumenti, caratterizzati dalla non permanenza del messaggio, rendono la vita digitale più simile a quella del mondo fisico. Dove possiamo sempre indossare maschere diverse al bar e in ufficio. Ma se tutto è permanente e tutto, bene o male, può finire sotto gli occhi di chi ci può giudicare (un genitore o un capoufficio), ciò che narriamo di noi stessi diventa più istituzionale, perde spontaneità. Che è proprio quanto viene rivalutato dai nuovi strumenti utilizzati dai giovanissimi.

Nell’articolo che pubblicheremo tra due settimane faremo una panoramica di questi nuovi social network in voga tra i teenager illustrandone brevemente le caratteristiche di ognuno.

Come sempre speriamo che questi argomenti possano contribuire ad aumentare la conoscenza di un mondo molto più vasto di quello che pensiamo ed a comprendere un pezzettino in più del mondo dei nostri figli.

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Lo staff di AllegraMente.

 

Fonti:

Articolo “Facebook non va più di moda tra i giovani. Ora cercano più intimità e riservatezza” di Alessandro Longo – L’Espresso

 





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