Che cos’è la solitudine nel ventunesimo secolo?

Pubblicato da: | Pubblicato il: novembre 14, 2014

nativi digitaliPerché nel ventunesimo secolo la solitudine è sbloccare lo schermo e non trovare notifiche”. Francesco Sole.

Si tratta di una frase presa da un video di Francesco Sole, youtuber italiano popolare tra giovani e giovanissimi. Da bravi genitori paleolitici cerchiamo di non sottovalutare il fenomeno e se vogliamo provare a capirne la vastità proviamo a buttare quella frase in un motore di ricerca su internet ed a guardare quanti e quali risultati vengono fuori. Siamo convinti?

La scorsa settimana abbiamo pubblicato un articolo sulla privacy connessa all’uso di PC, smartphone e tablet. Visto il successo riscontrato in termini di visualizzazioni sul sito e su facebook abbiamo deciso di inaugurare una serie di articoli (speriamo settimanali) che ci aiutino a comprendere meglio il mondo delle nuove tecnologie, i suoi pregi, i suoi difetti e soprattutto i suoi rischi e pericoli nei confronti dei nostri ragazzi. Quanti di noi sarebbero in grado di spiegare con precisione termini quali nativo digitale, immigrato digitale, cyberbullismo, sexting, grooming, ecc.?

Sappiamo che la rete é piena di materiale, articoli ed approfondimenti su questi temi, che sono costantemente oggetto di studi ed analisi da parte dei professionisti del settore. Non vogliamo sembrare presuntuosi e tanto meno pensare di sostituirci agli esperti in materia, ma il nostro scopo è quello di cercare, da genitori, di raccogliere le informazioni di base da fornire ad altri genitori allo scopo di mettere a fuoco nella maniera più chiara possibile il problema. In sostanza vorremmo riuscire ad offrire, a chi vorrà seguirci, qualche strumento per capire che esiste un problema, primo indispensabile passo per provare a trovarne una soluzione…

Allora da dove cominciamo? Come al solito è bene cominciare dal principio: sapete che i nostri figli appartengono alla generazione dei “nativi digitali” e che invece noi genitori apparteniamo alla categoria degli “immigrati digitali“?

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di capire cosa si intende per nativi digitali e soprattutto quali implicazioni comporta nel loro modo di pensare e comportarsi rispetto a quanto abbiamo fatto e facciamo noi immigrati digitali.

I nativi digitali (espressione coniata nel 2001 da Marc Prensky nel suo “Digital Natives, Digital Immigrants”) sono bambini e ragazzi nati a partire dal 1990 circa che crescono “immersi” nelle molteplici possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Da quando internet, e la possibilità di essere sempre connessi offerta dagli smartphone, sono diventati elemento di vita quotidiano, bambini ed adolescenti, infatti, hanno modificato radicalmente il modo di concepire le comunicazioni, le interazioni e le relazioni. I giovanissimi stanno crescendo con queste possibilità e le vedono non come una novità (così come lo sono per noi immigrati digitali) ma come condizione di vita. Soffermandosi su questa ultima frase e comprendendola a fondo, possiamo percepire immediatamente la differenza tra noi ed i nostri ragazzi.

Da un’indagine di Telefono Azzurro ed Eurispes del 2012 la fotografia che emerge di bambini ed adolescenti è la seguente: hanno una mano sul mouse e davanti agli occhi lo schermo di un pc, con l’altra scrivono messaggi sullo smartphone, un auricolare porta ad un orecchio la musica e con l’altro seguono la Tv. Per questo motivo vengono definiti multitasking.

Sono definiti immigrati digitali, invece, le persone che quando queste nuove tecnologie si sono diffuse erano già adulte, e quindi persone che hanno avuto maggiore difficoltà, o addirittura non riescono, ad impadronirsi della conoscenza e dell’uso di questi nuovi mezzi. Siamo noi genitori ad appartenere a questa categoria la cui caratteristica è anche quella di manifestare, a volte, un senso di inadeguatezza nell’uso delle nuove tecnologie e di conseguenza non comprendiamo sino in fondo il modus operandi dei nostri figli. Però non tutto è perduto perché gli esperti spiegano che con un’assidua frequentazione gli immigrati potrebbero sviluppare comportamenti da nativi (digitali).

Concludiamo sottolineando che non si tratta solo di definizioni, ma di percorsi di crescita e di sviluppo diversi che portano a modi di organizzare il pensiero ed il ragionamento differenti, cosa che per la prima volta nella storia avviene in maniera molto netta in un solo salto generazionale.

Segnaliamo questo breve filmato sull’argomento (dura 7 min), tratto da SuperQuark del 17/08/11 (che risulta già un po’ datato per il tema), utile a chiarire ulteriormente di cosa stiamo parlando:

Non aggiungiamo altro per non rendere il tutto troppo noioso, ma se ritornando a leggere la frase con cui abbiamo iniziato l’articolo la interpreterete sotto una luce anche solo leggermente diversa vorrà dire che saremo riusciti a fare centro.

Aspettiamo i vostri pareri e commenti!

Lo staff di AllegraMente.

 





One Comment to Che cos’è la solitudine nel ventunesimo secolo?

  1. Monica ha detto:

    Come nativa digitale vorrei dire che, è vero che queste tecnologie semplificano la vita, aiutano ad avere risposte in un istante, ma mi accorgo che ci isolano, ci tengono separati dal mondo intorno a noi. Cammino per la strada e mi accorgo che non si è più disposti a scambiare una parola con il vicino, a raccontarsi e a tirare fuori il nostro pensiero. Perchè? Perchè ormai il nostro pensiero, le nostre idee vengono solo messe sui social network. Portare tutta questa tecnologia in classe a cosa porterà? Certamente a una grande innovazione tecnologica, ma le discussioni che fine faranno? Tutte le risposte verrano cercate e trovate su internet: la nostra creatività, la nostra immaginazione, il nostro ragionamento come cresceranno? Vorrei condividere una frase di Max Pezzali che mi ha molto colpito: “universi separati con le cuffie nelle orecchie, persi in una collettiva solitudine”. E se questa solitudine collettiva aumentasse???

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