Piccolo approfondimento sul cyberbullismo, partendo da alcune testimonianze dei ragazzi

Pubblicato da: | Pubblicato il: novembre 28, 2014

CyberbulliNei due articoli pubblicati nelle scorse settimane abbiamo cercato di fare chiarezza in maniera semplice su alcuni termini “tecnologici” a volte sconosciuti a noi genitori. Nel primo articolo abbiamo parlato di nativi digitali ed immigrati digitali, mentre nel secondo articolo abbiamo provato a fare luce su termini quali cyberbullismo, sexting e grooming. Speriamo di essere riusciti a gettare le basi per poter avere le idee un po’ più chiare sul fenomeno. L’articolo di oggi vuole essere il primo di una serie di piccoli approfondimenti, ed abbiamo deciso di farlo partendo dalle testimonianze di alcuni ragazzi raccolte in rete. Cominciamo con il cyberbullismo.

“Qualcuno ha messo una mia foto scattata in palestra in Internet, inviandola a tutta la classe. Tutti hanno iniziato a ridere di me prendendomi in giro”.

“Un gruppo di studenti delle superiori ha creato un falso profilo a mia figlia, pubblicando foto in cui sembrava nuda e inserendo informazioni false sul suo conto”.

“Alcuni ragazzi della mia scuola hanno ricevuto una mia foto con delle avances sessuali”.

“Nella mia scuola circolano delle foto ritoccate con Photoshop di un mio alunno, ritratto in una situazione imbarazzante”.

“Alcuni studenti si insultano via SMS e finiscono per picchiarsi nei corridoi”.

“Una delle mie studentesse è stata accusata di avere insultato in Facebook una delle sue compagne di classe. Ora lei non ha più accesso al suo profilo Facebook: ha scoperto che i suoi codici di accesso sono stati rubati”.

Da uno dei siti gestiti da Telefono Azzurro riportiamo queste esperienze raccontate da ragazzi, genitori ed insegnanti. Crediamo che siano molto eloquenti per descrivere il fenomeno del cyberbullismo e li riteniamo molto utili alla comprensione delle situazioni che possono vivere i nostri ragazzi. Non vogliamo aggiungere troppo agli esempi, perchè sono molto chiari e vogliamo piuttosto lasciare spazio alle vostre riflessioni ed ai vostri pensieri.

C’è però una riflessione che vogliamo condividere perchè, da genitori, ci ha colpito molto durante la ricerca del materiale che abbiamo effettuato per scrivere questo articolo. In tutti i testi che abbiamo analizzato, scritti dai professionisti “addetti ai lavori” piuttosto che dagli enti preposti ai controlli ed alla sicurezza, abbiamo sempre trovato un punto in cui si dice che il ragazzo vittima di cyberbullismo non ne parla con un adulto (genitori) perchè ritiene che essi non possano comprendere l’entità problema e anzi siano portati a sottovalutarlo.

Allora crediamo che proprio questo sia il punto su cui, da genitori, possiamo fare grandi passi in direzione dei nostri figli, per dargli una mano se ce ne fosse bisogno, per fargli comprendere che siamo perfettamente consapevoli di come possa sentirsi una vittima di cyberbullismo e soprattutto che non siamo per nulla disposti a sottovalutare questa tipologia di problemi. Non dimentichiamo che le vittime di bullismo e cyberbullismo possono arrivare anche a prendere in considerazione gesti estremi, come accaduto a Carolina, ragazzina quattordicenne di Novara, che qualche mese fa si è tolta la vita perchè perseguitata da alcuni coetanei “cyber-bulli” (CLICCA QUI per leggere l’articolo su La Stampa).

Ma come abbiamo detto nell’articolo che ha avviato questa serie di approfondimenti, per poter trovare la soluzione di un problema bisogna prima rendersi conto che esiste un problema. Allora come accorgersi se nostro figlio o nostra figlia è vittima di cyberbullismo? Dalle ricerche, emerge che il 56% dei genitori di minori che hanno subito atti di cyberbullismo, non ne è consapevole o lo esclude (EU Kids Online).

 

Come accorgersi se sta succedendo a nostro figlio?

Abbiamo provato a fare un riassunto del materiale trovato in rete e predisposto da professionisti del settore per accorgersi se sta succedendo ai nostri figli.

“È importante ricordare che una prevenzione efficace parte, ancor prima che da interventi strutturati e focalizzati sul tema del cyberbullismo, da contesti educativi e familiari capaci di dare ascolto al bambino e all’adolescente e ai loro bisogni, nelle differenti fasi evolutive. L’ascolto e l’educazione emotiva costituiscono, dunque, i capisaldi della prevenzione primaria: ascoltare i bambini, ogni loro curiosità, dubbio o paura, è la prerogativa fondamentale per comprenderne i bisogni ed offrire loro risposte adeguate. Allo stesso modo, se un bambino è aiutato a riconoscere le emozioni, ad esprimerle e a gestirle, più facilmente saprà riconoscere una situazione di difficoltà e saprà chiedere aiuto” (dal sito di Telefono Azzurro).

Lo strumento più importante è sempre il rapporto che abbiamo costruito con loro. La comunicazione, il dialogo che abbiamo. Se è buono, è probabile che siano loro a dirci o farci capire cosa sta accadendo. Tuttavia, proprio per il tipo di violenza che subiscono, la confusione che provano, il senso di colpa e di impotenza, spesso le vittime si chiudono in se stesse e pensano di poterne, o meglio, di doverne uscire da sole. Si ritrovano così in un circolo vizioso da cui è sempre più difficile uscirne. Allora è fondamentale l’osservazione ed alcuni modi di comportarsi, più di altri, potrebbero aiutarci a capire se c’è qualcosa che non va. Questi alcuni campanelli di allarme:

  • Cambiamento improvviso del comportamento con gli amici, a scuola, o in altri luoghi dove socializzano.
  • Essere restii a frequentare luoghi o eventi che coinvolgono altre persone.
  • Evitare l’uso di computer, telefonini e altre tecnologie per comunicare con gli altri.
  • Essere particolarmente stressati ogni volta che si riceve un messaggio.
  • Mostrare scarsa autostima, depressione, disturbi alimentari o del sonno.

Ovviamente questi segnali, da soli, non vogliono dire molto: possono essere indice di altre problematiche o di una normalissima fase della loro crescita. Tuttavia se notiamo qualcosa del genere, potremmo cercare di saperne di più: chiedendo, facendo più attenzione a cosa accade.

 

Consigli per i genitori

Da un articolo pubblicato su “La Stampa” qualche giorno fa abbiamo appreso che la Società Italiana di Pediatria, la Polizia di Stato e Facebook hanno stilato un vademecum di informazioni e consigli utili rivolti ai genitori e a tutta la famiglia. Per i genitori consigliano:

  1. PARLA con i tuoi figli di sicurezza e tecnologia quanto prima e più spesso che puoi, nello stesso modo in cui parli della sicurezza a scuola, in auto, sui mezzi di trasporto pubblici o in ambito sportivo. E’ importante fargli capire che Internet non è un mondo virtuale ma è parte della vita reale.
  2. CHIEDI quali ai tuoi figli quali sono secondo loro le informazioni che è appropriato condividere online e quali è meglio evitare. Parla con loro di come percepiscono la privacy e di quali strumenti o accortezze utilizzano per tutelarla.
  3. ACCOMPAGNA i tuoi figli, soprattutto i più piccoli, il più possibile e da subito attraverso l’esperienza di navigazione online, condividendo insegnamenti e impressioni sui contenuti.
  4. IMPARA dai tuoi figli. A meno che tu non sia un utente di Internet particolarmente attivo, è probabile che i tuoi figli ne sappiano più di te. Dai loro atto di questa competenza: chiedigli di aiutarti ad utilizzare un determinato servizio online o a configurare la tua presenza su un social network. E’ un ottimo modo per capire come si comportano su Internet e per renderli consapevoli di eventuali pericoli.
  5. RISPETTA i loro interessi. I ragazzi di oggi sono cresciuti con Internet, cellulari e sms. Le nuove tecnologie hanno sempre fatto parte della loro vita e rappresentano una importante opportunità per il loro presente e per il loro futuro. Attento a non definirle come una “perdita di tempo” perché significa criticare gran parte delle loro interazioni sociali e delle attività che svolgono ogni giorno.

 

Consigli per i ragazzi

Nello stesso vademecum ci sono consigli anche per i ragazzi. Li riportiamo per trasferirli ai nostri figli:

  1. STABILISCI alcune regole di base. Prima di postare qualcosa, pensaci bene! Tutto ciò che metti online e che riguarda te stesso o un’altra persona potrebbe essere interpretato male, copiato e distribuito in modi che non ritieni opportuni.
  2. ATTENTO a non dare confidenza agli sconosciuti, proprio come nel mondo offline, e non rendere disponibili a chiunque informazioni private, fotografie ecc.
  3. CONTROLLA le impostazioni sulla privacy dei servizi online che utilizzi e stai sempre attento a cosa condividi con chi, utilizzando gli strumenti di controllo messi a disposizione dai vari servizi online che utilizzi.
  4. SEGNALA i contenuti inappropriati: ricorda che la maggior parte dei servizi online ti permettono di segnalare e richiedere la rimozione dei contenuti inappropriati. Puoi sempre rivolgerti alla Polizia Postale per segnalare contenuti o attività illegali su Internet (www.commisssariatodips.it).
  5. APRITI se hai un problema, parlane con qualcuno: un amico, i tuoi fratelli, i tuoi insegnanti, i tuoi genitori, una associazione o le forze dell’ordine. Qualcuno potrà sicuramente aiutarti.

 

Come sempre speriamo che la lettura di questo articolo possa contribuire ad aumentare il livello di conoscenza di un argomento che, come dicono gli esperti, noi genitori tendiamo a sottovalutare o a non comprenderne la reale portata.

Attendiamo i vostri commenti.

Lo staff di AllegraMente.

 





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